La storia dei dischi ottici: dal CD al DVD con un glossario di oltre 600 voci

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26.1 - La produzione industriale dei CD

La produzione industriale dei CD è un processo complesso e articolato.

Prima di tutto i dati da registrare devono essere strutturati e formattati in conformità agli standard industriali, dopodiché si passa alla cosiddetta fase di premastering, la generazione di un unico file “immagine” che comprende, oltre ai dati utente, anche i byte di sincronizzazione, i codici di controllo e quelli per il rilevamento e la correzione degli errori.


2.13 CD_stampa
Figura 2.13 - Fasi della produzione industriale dei CD

A questo punto inizia la masterizzazione. Il raggio blu ad alta potenza di un Laser Burn Recorder (LBR) trasferisce le informazioni del file immagine sulla superficie fotosensibile del glass master, un disco di vetro il cui spessore è di circa 6 millimetri. Immediatamente dopo l’esposizione al laser, il disco viene sviluppato ed è in questa fase che si ottiene l’incisione dei pit. Infine il glass master viene preparato per la fase successiva applicando un rivestimento in argento alla sua superficie incisa.

Si passa quindi in un bagno galvanico dove il disco viene rivestito con vari strati di nichel. Il rivestimento in nichel, una volta separato dal glass master, costituisce il disco “padre” (Father). Questo è un’immagine speculare del glass master. Sulla sua superficie ci sono, al posto dei pit, dei microscopici rilievi. Dal disco “padre” si ottiene il disco “madre” (Mother) da cui si producono i “figli”. Come stampo per la produzione dei CD si può utilizzare il “padre” o un “figlio” (Son).

La stampa avviene iniettando il policarbonato fuso nello stampo, in modo che si conformi perfettamente con le irregolarità della sua superficie (i pit e i land). Il disco così ottenuto prende il nome di substrato plastico del CD. Una macchina per la stampa a iniezione (injection molding) produce, in media, circa 10 pezzi al minuto.

Da ogni stampo si possono ottenere circa 20.000 copie. Oltre questo limite i dischi possono uscire dalle specifiche e risultare illeggibili.

Sul lato inciso del disco di policarbonato viene quindi applicato, per evaporazione, un rivestimento di alluminio che, adattandosi ai pit e ai land, farà da strato riflettente ovvero da superficie di lettura per il raggio laser.

Questa pellicola di alluminio è estremamente sottile (il suo spessore è dell’ordine di alcune centinaia di Ångström, cioè alcune decine di milionesimi di millimetro) ed è l’elemento più delicato e vulnerabile del disco. Un suo danneggiamento renderebbe il disco illeggibile. Per prevenire questa eventualità, sulla pellicola riflettente viene applicata una vernice protettiva e su di essa viene infine serigrafata o stampata l’etichetta.

Alla loro apparizione sul mercato i dischi ottici furono, forse con eccessivo entusiasmo, annunciati come “eterni”. Attualmente, il tempo medio di conservazione integra dei dati registrati su un CD prodotto industrialmente è stimato intorno ai 20-30 anni, dopo di che possono verificarsi fenomeni di corrosione dello strato in alluminio.

 

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