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La prima parte di ABCd-Rom è dedicata alla logica di funzionamento dei computer e alla codifica digitale delle informazioni.
Questi due argomenti sono intimamente correlati fra loro e la maggior parte delle considerazioni che seguono si basa su un’unica constatazione, all’apparenza banale e spesso sottovalutata:
F I dispositivi interni di un computer possono leggere, scrivere e scambiarsi informazioni solo se queste sono codificate in linguaggio binario, il sistema di numerazione che utilizza solamente due cifre: 0 e 1.
Ciò dipende dal fatto che i componenti elettronici dei computer possono riconoscere ed assumere soltanto due stati logici che corrispondono a due diversi livelli di tensione (on e off, alto e basso, zero e uno).
È come dire che i computer contano solo su due dita, ma quest’apparente limite strutturale è proprio la chiave delle loro enormi potenzialità perché offre, come contropartita, un’estrema semplicità di funzionamento ed un elevato rendimento in termini di prestazioni.
Nella lettura dei capitoli che seguono si deve tenere a mente questa semplice ma fondamentale realtà: anche se non ci capiterà mai di verificarlo con i nostri occhi, quando utilizziamo un computer tutte le informazioni che vediamo o ascoltiamo se ne stanno da qualche parte pazientemente tradotte in una lunga sequenza di zero e di uno. In altre parole, sono state “digitalizzate”.
F Digitalizzare un’informazione significa tradurla in una serie di valori numerici, per poi codificarli in linguaggio binario.
L’esigenza di codificare le informazioni nasce con le prime macchine elettroniche programmabili. Potremmo dire che sia sempre stato così, fin dagli albori dell'informatica: qualsiasi comando, istruzione o dato da elaborare doveva essere tradotto in codice binario prima di poter essere passato alla macchina. I risultati poi dovevano essere decodificati per essere letti e interpretati dall’uomo.
Il codice binario, essendo l’unico comprensibile per il computer, prese il nome di “linguaggio macchina”, ma era ovvio che né i programmatori né gli utenti finali potevano essere costretti ad usare questo astruso esperanto.
Iniziò allora una sfida particolarmente ambiziosa che aveva un duplice obiettivo:
da un lato la necessità di gettare un “ponte” che superasse l’enorme divario fra il linguaggio macchina e il linguaggio naturale dell’uomo, dall'altro trovare il modo di convertire in codice binario tutti i tipi d’informazioni, a cominciare dai testi per poi passare alle immagini, ai suoni, ai filmati.
L'unico modo per raggiungere questo obiettivo era quello di dotare il computer degli strumenti hardware e software che lo rendessero capace di svolgere da solo tutto questo pesante e ripetitivo lavoro di codifica e decodifica, una sorta di traduzione simultanea tra due mondi distanti e diversi fra loro.
Da allora è stato un continuo proliferare di programmi e dispositivi sempre più raffinati, in grado di tradurre automaticamente ogni tipo d’informazione dal linguaggio naturale dell’uomo al codice binario e viceversa.
Oggi potremmo affermare che l'obiettivo sia stato per buona parte raggiunto. Esistono linguaggi di programmazione di alto livello che sono più vicini al linguaggio dell’uomo che a quello della macchina.
L’utilizzo dei computer da parte degli utenti finali si è drasticamente semplificato ed è possibile elaborare e trasmettere in formato digitale tutte le più importanti forme della comunicazione umana: la scrittura, il suono, l'immagine.